Il coraggio dei giovani eroi

peppino impastat

A pochi giorni dall’anniversario della morte di Peppino Impastato ci viene da pensare che, per fortuna, qualcuno lo ricorda ancora.
Il giovane siciliano che, nell’età dell’incoscienza, ha messo a rischio la propria vita perché credeva in un ideale e rifiutava di omologarsi alla massa.
Ripudiava quel servilismo becero che la faceva da padrone in Sicilia negli anni ’70; ripudiava quei salamelecchi riservati ai signori che contavano; ripudiava di essere anch’esso, come il resto della propria famiglia, schiavo della mafia.
A soli vent’anni ha dato voce a quella folle idea di mettersi contro il Sistema, aprendo la sua radio e prodigando parole antimafiose.
Perché la mafia è una montagna di merda.

A distanza di quasi quarant’anni, lo ricordiamo ancora. Forse perché ha ispirato film e canzoni o forse perché i giovani eroi hanno quel fascino rivoluzionario che facilmente viene ricordato a emblema di lotte ed ideali.
Ma ricordarlo non basta! Bisogna far tesoro della sua storia, del suo coraggio.
Tutti i giorni dobbiamo tenere alto quell’orgoglio di combattere per un’idea, anche andando controcorrente, rischiando di perdere qualche soggetto che si spaccia per amico e ricevendo velate minacce sotto forma di consiglio.
Peppino è morto nel maggio del 1978. Il suo nome è stato inizialmente infangato da una tragica morte mascherata da suicidio e per molti, forse, lo è ancora. Ma tutti i suoi amici, quelli che lo conoscevano bene, hanno continuato la sua lotta, nel suo nome, in suo onore.

Perché la mafia è una montagna di merda.

 
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